“M’interesso di te”: la voce dei ragazzi coinvolti.

Alieu

Mi chiamo Alieu, ho 19 anni e sono nato in Gambia. Sono arrivato in Italia nel 2016 dopo un lungo periodo di sofferenza e il viaggio in mare. Sono stato accolto in comunità fino all’età di 18 anni. Quando la struttura ha chiuso sono rimasto senza un posto dove stare, ma ho trovato riparo e accoglienza grazie a un amico.

Ho conosciuto il progetto “M’interesso di te” 10 mesi fa per la strada. Ho incontrato Gaetano, Simone e Marco che si sono mostrati sorridenti, disponibili e curiosi di sapere qualcosa di me. Io inizialmente non mi fidavo di loro perché non li conoscevo. Oggi, gli stessi ragazzi, insieme alle altre persone del progetto “Najma”, sono diventati importanti per me: sono miei amici, educatori , e soprattutto persone che mi vogliono davvero bene e che cercano la mia felicità.

Li ho incontrati tante volte per strada e ogni volta erano sempre più sorridenti e affezionati a me. Ho iniziato a fidarmi e mi hanno portato loro stessi al centro Najma a Catania. Ora sono davvero contento di aver scelto di seguirli e di fidarmi. Grazie a loro ho seguito un corso di pasticceria e attualmente sto lavorando come operaio generico in una struttura a Casa Nazareth, con un progetto di borsa lavoro.

Per me questo progetto è molto importante perché aiuta concretamente i ragazzi stranieri, come me, ad integrarsi e a ricostruire la propria vita al 100%. Allontana dalle difficoltà quotidiane del mondo della strada, come le dipendenza, la violenza, la solitudine, il freddo, la mancanza di un alloggio, la fame, gli atti di razzismo, la mancanza di orientamento e la perdita della speranza.

A me questo progetto ha cambiato la vita, perché mi ha fatto tornare il sorriso e mi ha permesso di trovare la fiducia in me stesso. Ho capito che non sono solo in questo paese per me straniero, ho ritrovato la speranza per una vita migliore rispetto a quella che ho lasciato. Adesso so che c’è qualcuno che s’interessa di me.

Simone

Il mio ruolo nel progetto è stato quello di Educatore di strada. Mi occupavo di fermare i ragazzi per strada, individuare le loro necessità e indirizzarli alla struttura a bassa soglia a Catania.

Lavorare con i ragazzi mi ha aiutato molto a crescere, a migliorare nell’approccio e nell’individuazione dei bisogni delle persone con cui ho a che fare. Grazie al progetto ho potuto vedere da vicino le necessità dei ragazzi stranieri in Italia, oggi. Per me è stata un’occasione per mettermi in gioco e per rivalutare il fenomeno delle migrazioni guardandolo da una prospettiva diversa attraverso gli occhi del ragazzo straniero. Mi sono sentito importante per qualcuno e questo mi ha permesso di sentirmi importante per me stesso.

Con i ragazzi abbiamo instaurato un rapporto di fiducia e di amicizia per far comprendere loro che non sono soli. Ancora oggi, camminando per le strade di Catania, dei ragazzi mi salutano sorridendo ed esclamando “Simone!”, oppure fermano, con gli occhi pieni di speranza chiedendomi “Sei tu il Simone di cui tutti parlano?”, e questo mi riempie di gioia e gratificazione.

Abbiamo aiutato i ragazzi a riprendere fiducia in se stessi, a non sentirsi soli, ad avere degli amici sui quali contare 24 ore su 24, attraverso l’orientamento con corsi di formazione professionale, dei consigli, soprattutto in ambito lavorativo,
l’orientamento sul territorio. Ci occupavamo di accompagnarli dove serviva che andassero (dallo SPRAR, all’aeroporto, alla fermata dell’autobus), ai corsi e alla struttura a bassa soglia a Catania. Li abbiamo aiutati a trovare degli alloggi provvisori e li abbiamo supportati nella ricerca di una casa in affitto, ma soprattutto abbiamo dimostrato loro, con la vicinanza e il sorriso, che noi ci interessiamo di loro.

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