Aperitivo Letterario: Omaggio a Goliarda Sapienza

Sabato 9 marzo, in prossimità della Giornata dei Diritti delle Donne, a Casa Nazareth, si è tenuto un appuntamento letterario totalmente dedicato alla personalità di Goliarda Sapienza.

Sono state nostre ospiti le professoresse Maria Rizzarelli e Stefania Rimini, docenti dell’Università di Catania, invitate da Paola Lizzio che ha gestito in maniera eccezionale l’incontro.

Si è discusso di una personalità, quella di Goliarda, tanto complessa quanto affascinante anche e soprattutto per i legami tra la sua vita e la sua opera, da un lato, e, dall’altro, per i legami con il contesto storico catanese e italiano entro il quale ella vive e matura la sua identità di genere in seno ai movimenti femministi.

All’opera di Goliarda, Maria e Stefania hanno dedicato le loro più recenti ricerche che ci restituiscono in due scritti straordinari: “Gli spazi della libertà, il tempo della gioia” e “Un estratto di vita”. Nuovi rispetto al panorama degli studi monografici fino ad ora pubblicati su Goliarda Sapienza, che nell’ultimo decennio si è finalmente imposta all’attenzione dell’editoria e della critica oltre che delle lettrici e dei lettori.

“Gli spazi della libertà e il tempo della gioia” costituisce la prima lettura unitaria dell’opera di Sapienza secondo un’ottica di genere. “Un estratto di vita” è il primo studio sull’opera teatrale e cinematografica di Goliarda inquadrata all’interno del macro testo dell’autrice e nel più generale panorama italiano. D’altro canto, la stessa Goliarda Sapienza ammette di aver imparato tutto dal cinema oltre che dal teatro.

Maria e Stefania hanno messo in evidenza l’originalità poliedrica di Goliarda Sapienza che consiste proprio nella sua duplice natura di attrice e scrittrice, dimostrando che l’intero processo di formazione culturale e personale di Goliarda è costellato dalla performance teatrale e cinematografica che ha consacrato la sua vena espressiva fin da bambina e che sarebbe impossibile conoscere la natura plurale del suo talento se non in seno ad una indagine che tenga conto di tale versatilità.

Il filo conduttore dell’opera di Goliarda Sapienza è la domanda esistenziale Cosa può diventare una donna?, domanda che la spinge alla ricerca inesorabile della propria identità di donna. La costante inquietudine di cercare un modello alternativo a cui aspirare, che esuli dall’esempio della madre, Maria Giudice, e dai ruoli di genere convenzionali, che lei stessa definisce una gabbia.

È quindi il palcoscenico uno dei luoghi di riscatto della donna. Il teatro è il luogo delle identità possibili, di ruoli di genere non normativi, in cui i personaggi possono mostrarsi in tutta la propria eccentricità.

Un aneddoto che segna Goliarda in questo senso è l’incontro, da piccola, con il puparo che le suggerisce di imparare a fare tutte le voci dei personaggi, quelle femminili, come quelle maschili.

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