Aperitivo letterario con Rosa Grazia Romano

La seconda edizione dell’iniziativa “Aperitivi letterari” si è aperta con un incontro dedicato agli educatori di ogni genere: genitori impegnati nell’educazione dei figli, insegnanti ed educatori nello spirito di don Bosco.

Sabato 16 novembre è stata nostra ospite la dott.ssa Rosa Grazia Romano, la quale ha presentato nel Salone “Mediterraneo” di Casa Nazareth, il suo libro “La sete generativa”.

Lo scopo degli aperitivi letterari è, anche quest’anno, quello di incontrarsi e condividere pensieri e opinioni, andare via arricchiti, con un nuovo messaggio nel cuore. Inoltre, quest’anno cercheremo di perseguire dei piccoli obiettivi verso un mondo più pulito. Per questo gli aperitivi saranno totalmente plastic-free. Limiteremo, quindi, al massimo il consumo della plastica, preferendo brocche e bottiglie di vetro per le bibite e stoviglie biodegradabili per le pietanze.

A presentare l’iniziativa è stata Iolanda Lanzafame, responsabile e organizzatrice degli eventi letterari, insieme a Salvo Adamo, presidente dell’Associazione MetaCometa.

Don Michele Viviano, sdb direttore dell’oratorio salesiano di San Gregorio, a sua volta, ha introdotto la dott.ssa Rosa Grazia Romano, docente di Pedagogia all’università di Messina e autrice pluripremiata.

La dott.ssa Rosa Grazia Romano ha spiegato come la sete, metafora della ricerca dei propri bisogni e dell’introspezione, possa essere vissuta come esperienza costruttiva.

La presentazione in pillole:

La “sete”

La “sete” di un bisogno va dapprima riconosciuta, interpretata e compresa. Avvertire l’assenza di qualcosa e il bisogno della ricerca sono la vera spinta verso un viaggio interiore. Capire di cosa abbiamo “sete” non è facile. Rischiamo infatti di abbuffarci di bisogni effimeri e superficiali senza appagare mai la nostra sete che si ripresenterà in maniera sempre più violenta.

L’inquietudine non va messa a tacere e occultata, ma accettata e accolta, così come le fragilità.

Fragilità e accettazione di sé

Dobbiamo accettare che tutti abbiamo delle fragilità: nessuno è perfetto. Non è facile accettare le proprie fragilità, perché la società ci insegna che non è concesso mostrarsi deboli. Ma sono proprio le difficoltà, le sofferenze e le fragilità a scrivere la storia dell’individuo. Accettare i propri limiti ci consente di superare le fragilità oltre a renderci più benevoli e tolleranti nei confronti degli altri, ma soprattutto verso noi stessi.

Il senso della vita

La “sete” più inappagata è quella che sorge dalla domanda “Qual è il senso della vita?”. A proposito di questa domanda esistenziale, si possono assumere due posizioni: l’indifferenza, quindi la negazione di un senso, atteggiamento che porta a voler godere di tutto e subito, così come insegna la società consumista dell'”Usa e getta”; oppure la ricerca febbrile di senso, chiedersi senza mai rispondersi, atteggiamento che porta a cercare senza sosta un senso all’esistenza.

Vivere con umorismo

Il segreto per vivere al meglio, ci suggerisce l’autrice, è saper mettersi in gioco con umorismo, assumere un atteggiamento di gioco nei confronti della vita. Un gioco inteso come lo intendono i bambini piccoli: giocare per il gusto di giocare, senza dover dimostrare niente a nessuno e senza bisogno di vincere. L’umorismo ci aiuta a prendere le distanze e poter ridere o sorridere perfino davanti alle situazioni più assurde e difficili.

Grazie ad un atteggiamento di leggerezza (che non è frivolezza) riusciamo a relativizzare le situazioni che solitamente osserviamo da una posizione assolutistica. Inoltre, l’umorismo è una potente arma contro il risentimento.

La dott.ssa Romano ci ha salutati lasciandoci un messaggio su cui riflettere: acquisire fiducia in se stessi e negli altri dà la capacità di sorridere di noi stessi e dei nostri fallimenti, rendendo la vita più leggera e allietando il cammino verso la ricerca del senso di sé.

Giulia Galeano

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