Storie di accoglienza

Famiglia affidataria

Il senso dell’affido: la storia di Oriana e della sua famiglia

L'affido è un dono: non possiamo trattenerlo per noi. È come una stella luminosa che va lasciata libera.

Oriana

Mi chiamo Oriana, vivo ad Avola, e insieme a mio marito Enzo abbiamo scelto di diventare una famiglia affidataria. Per noi l’affido familiare significa accogliere, curare e donare, anche nei momenti più delicati, come la separazione dai bambini che abbiamo accolto.

La nostra prima esperienza è avvenuta senza il supporto di un’associazione. È stata comunque intensa e ricca, ma è con MetaCometa che abbiamo scoperto tutta la bellezza dell’affido: quella che sta anche nel lasciar andare, quando i bambini trovano la loro famiglia definitiva.

Un punto di forza dell’associazione è il supporto continuo: Mariagrazia, l’assistente sociale che ci segue, è sempre al nostro fianco nei momenti importanti, dagli incontri protetti alle udienze in tribunale. Ma non solo: MetaCometa si prende cura anche dei nostri figli biologici, parte attiva dell’accoglienza.

Oggi stiamo vivendo una nuova tappa: il passaggio all’adozione per M., una bambina che abbiamo accolto fin dalla nascita. Sento ancora più forte il valore della rete di famiglie di MetaCometa: è molto più di un’associazione, è un falò acceso da tanti tronchi, che insieme scaldano e illuminano.

Ogni volta che qualcuno mi dice “io non riuscirei mai, mi affezionerei troppo”, rispondo che anche noi ci affezioniamo, eccome. Ma l’affido è un dono: non possiamo trattenerlo per noi.


Ogni storia comincia da una famiglia che dice sì.

Forse la prossima è la tua. Parliamone con calma, senza impegno: ti raccontiamo come funziona l’affido e cosa serve davvero.

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