Capire l'affido

Chi decide cosa succede al bambino in affido?

Redazione Metacometa 7 min di lettura
Chi decide cosa succede al bambino in affido?

Una rete, non una piramide

“Ma alla fine, chi comanda?” È una delle prime domande che ci sentiamo fare. Tribunali, sigle, équipe: per chi sta per aprire la porta di casa a un bambino, può sembrare un labirinto.

Proviamo a fare ordine, partendo da un principio: nell’affido familiare non c’è una piramide, c’è una rete. Ognuno ha un compito diverso, e i compiti si tengono insieme. Nessuno è “il capo”. Ma ognuno risponde di qualcosa.

E al centro della rete c’è una sola persona: il bambino.

I sei attori dell’affido in Italia

Vediamoli uno per uno, partendo da chi è più lontano dalla quotidianità del bambino fino a chi gli prepara la colazione la mattina.

1. Il Tribunale per i Minorenni

È l’autorità giudiziaria specializzata che si occupa dei minori. Decide nei casi giudiziali, cioè quando i genitori biologici non danno il consenso all’affido. Valuta le proroghe oltre i 24 mesi, dispone le adozioni, gestisce le situazioni più complesse.

Decide leggendo le relazioni che riceve dai Servizi Sociali. E, quando previsto, ascoltando direttamente il bambino: di norma sopra i 12 anni, ma anche prima se è capace di discernimento.

2. Il Giudice Tutelare

Negli affidi consensuali, ratifica il provvedimento disposto dai Servizi Sociali. È una figura di garanzia. Verifica che il consenso dei genitori biologici sia stato dato in modo informato e che tutto sia conforme alla legge.

3. I Servizi Sociali del Comune

Sono la regia operativa dell’affido. Conducono la valutazione iniziale, individuano la famiglia affidataria, redigono il Progetto Quadro, seguono l’andamento, propongono proroghe o conclusione. Lavorano fianco a fianco con l’ASL, la scuola, le associazioni come Metacometa.

Gli assistenti sociali del Comune sono il ponte tra il Tribunale e la vita di tutti i giorni. E spesso sono la prima voce che incontra chi sogna di diventare famiglia affidataria.

4. L’équipe psicosociale (ASL e/o associazione)

Psicologi, educatori, assistenti sociali. Camminano accanto al bambino, alla famiglia affidataria e alla famiglia d’origine per tutta la durata dell’affido. Conducono gli incontri protetti, sostengono i genitori biologici, stanno vicino a chi accoglie.

In Metacometa abbiamo équipe dedicate che lavorano in convenzione con i Servizi Sociali pubblici, sostenendo l’affido in tutta Italia con la metodologia educativa salesiana.

5. La famiglia d’origine

I genitori biologici fanno parte della rete, a pieno titolo. Salvo casi di decadenza della potestà, restano titolari delle decisioni importanti sulla vita del figlio: le scelte scolastiche significative, gli interventi sanitari non urgenti, gli orientamenti educativi di fondo. Partecipano agli incontri di verifica. Vengono ascoltati.

Questa è una delle differenze più importanti rispetto all’adozione: nell’affido, la famiglia d’origine non scompare.

6. La famiglia affidataria

Chi accoglie il bambino tiene in mano la quotidianità. Cosa mangia, come si veste, con chi gioca, come fila il pomeriggio, come si gestiscono i compiti e la sveglia. Si prende cura della sua salute di ogni giorno, dell’alimentazione, del riposo, degli affetti. È il suo punto di riferimento concreto, la mano che c’è la sera.

La famiglia affidataria partecipa al Progetto Quadro e ai momenti di verifica, e viene ascoltata in tutte le decisioni importanti. Ma per le scelte di fondo, un trasferimento di città, un intervento sanitario complesso, un cambio di scuola che pesa, il dialogo con i Servizi e con la famiglia d’origine è obbligatorio.

Il documento che tiene insieme tutto: il Progetto Quadro

Il Progetto Quadro è il cuore organizzativo dell’affido familiare. È un documento scritto, sottoscritto dai Servizi Sociali, dalla famiglia d’origine (quando consensuale), dalla famiglia affidataria, e contiene:

  • Gli obiettivi dell’affido (cosa si vuole raggiungere, perché)
  • La durata prevista e le modalità di verifica
  • Le modalità di incontro tra il bambino e la famiglia d’origine
  • I sostegni attivati per la famiglia biologica (cure, sostegno economico, accompagnamento educativo)
  • I ruoli di ciascun attore
  • Le condizioni che permetteranno il rientro del bambino

Il Progetto Quadro non è burocrazia. È la mappa condivisa del cammino. Si rivede, si aggiorna, si riscrive quando la vita cambia. È quello che permette a una rete così varia di muoversi nella stessa direzione.

Chi decide cosa, in pratica?

Scendiamo dalla teoria alla vita reale. Ecco chi decide cosa, esempio per esempio, nelle giornate di un bambino in affido.

“Va in vacanza con la famiglia affidataria all’estero?”

Decide la famiglia affidataria, dopo aver informato i Servizi Sociali e, di norma, con il consenso della famiglia d’origine. Per uscite all’estero servono autorizzazioni specifiche dell’autorità giudiziaria.

“Cambia scuola?”

È una decisione importante, e si valuta insieme. La famiglia affidataria propone, i Servizi Sociali coordinano, la famiglia d’origine viene consultata. In alcuni casi serve il via libera del Tribunale.

“Va dal pediatra?”

Decide la famiglia affidataria, come per ogni bisogno sanitario corrente.

“Si opera per una cosa importante?”

Servono il consenso dei genitori biologici (se non decaduti) e l’accordo dei Servizi Sociali. Nei casi urgenti, la legge prevede meccanismi di tutela immediata.

“Vede i nonni biologici?”

Si valuta nel Progetto Quadro. Spesso la risposta è sì, perché i nonni sono un legame affettivo che vale tanto per il bambino. Le modalità, in presenza, telefonate, frequenza, le stabilisce l’équipe.

“Si ferma a dormire da un amico?”

Decide la famiglia affidataria, come farebbe per un figlio.

“Si conclude l’affido?”

Lo propongono i Servizi Sociali, lo verifica e dispone il Tribunale per i Minorenni nei casi giudiziali, lo ratifica il Giudice Tutelare nei consensuali. La famiglia affidataria è ascoltata.

Chiarezza prima di iniziare: ne parliamo insieme?

La rete dei decisori non è un labirinto. Diventa chiara quando qualcuno te la racconta con calma, senza fretta. Lo Sportello d’Ascolto “Spazio Famiglia Nuovi Legami” offre colloqui gratuiti per orientarti nei ruoli, nei tempi, nei diritti e doveri di chi accoglie.

Chiama il 380 215 1030 o scrivi a spaziofamiglia@metacometa.it. Siamo a Viagrande (CT). Lavoriamo in tutta Italia.

E il bambino? Decide qualcosa?

Sì. Ed è un punto fondamentale, che spesso passa sotto silenzio.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia (1989) e la legge italiana dicono una cosa chiara: il bambino ha diritto di essere ascoltato sulle decisioni che lo riguardano. In particolare:

  • Sotto i 12 anni: viene ascoltato se l’autorità giudiziaria lo ritiene capace di discernimento (a seconda dell’età e della maturità).
  • Dai 12 anni in su: deve essere ascoltato, salvo casi eccezionali motivati.
  • Dai 14 anni in su: il suo consenso è necessario per le decisioni più importanti (ad esempio, in caso di adozione).

Ascoltare non vuol dire “lasciare scegliere” un bambino. Vuol dire che il suo punto di vista, le sue preferenze, le sue paure entrano dentro le valutazioni degli adulti. È un diritto, non una concessione.

E se qualcuno sbaglia?

È una domanda onesta, e la sentiamo spesso: cosa succede se uno degli attori della rete sbaglia o non fa la sua parte?

L’affido familiare in Italia ha meccanismi di controllo:

  • I Servizi Sociali rispondono al Comune e al Tribunale.
  • L’équipe educativa è valutata dai Servizi.
  • Il Tribunale per i Minorenni può intervenire d’ufficio se rileva criticità.
  • La famiglia affidataria può segnalare problemi e richiedere supporto.
  • La famiglia d’origine può ricorrere agli avvocati e all’autorità giudiziaria.
  • Il bambino, in caso di problemi gravi, può essere ascoltato direttamente dal giudice.

Nessun sistema è perfetto. Ma con così tante mani sul timone, nessuna decisione importante resta appesa a una persona sola. Questa è la vera garanzia.

Il “sistema preventivo” applicato alla rete

In Metacometa lavoriamo nello spirito del sistema preventivo di Don Bosco: prevenire i problemi attraverso la relazione, non rincorrerli dopo che sono esplosi. Tradotto nella rete dell’affido vuol dire incontrarsi spesso, parlarsi presto, costruire fiducia tra tutti gli attori. Anche con la famiglia d’origine. Soprattutto con la famiglia d’origine.

Da oltre trent’anni stiamo accanto alle famiglie italiane con questo principio. Lo facciamo come riferimento nazionale, dalla nostra sede legale di Giarre (CT) e con una rete operativa che attraversa tutto il Paese.

Capire la rete è il primo passo

Sapere chi decide cosa non serve solo a togliersi la confusione. Serve a vivere l’affido nel modo giusto: attivi ma non soli, consapevoli ma non in ansia, generosi senza doverci sentire eroi.

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Domande frequenti

Chi decide cosa succede al bambino in affido?

I Servizi Sociali e, quando necessario, il Tribunale per i Minorenni. La famiglia affidataria non decide da sola e non è mai sola: c'è sempre un'équipe che accompagna.

Approfondisci: Chi decide cosa succede al bambino in affido? →
L'affido è la stessa cosa dell'adozione?

No. L'adozione crea un legame nuovo e definitivo e recide quello con la famiglia d'origine. L'affido è temporaneo, mantiene i rapporti con i genitori biologici e punta, quando possibile, al rientro del bambino nella sua famiglia.

Approfondisci: Affido vs adozione: 7 differenze che cambiano tutto →
I genitori biologici restano nella vita del bambino?

Quando previsto sì, con incontri protetti e accompagnati. L'affido non cancella il legame con la famiglia d'origine: lo accompagna, per non spezzarlo ma ricucirlo.

Approfondisci: Genitori biologici nell’affido: incontri, rapporti e gestione dei conflitti →
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