Primi passi
Colloqui con i servizi sociali per l’affido: cosa chiedono e come prepararsi
La sera prima non dormi bene. Pensi e ripensi a cosa dirai. C’è un giorno, mentre diventi famiglia affidataria, che mette in ansia quasi tutti: il primo colloquio con i servizi sociali.
È una paura che conosciamo bene. Ti dici: “E se sbaglio una risposta? E se la mia casa non basta? E se la mia storia non piace?”. Ti capiamo. In oltre trent’anni accanto alle famiglie, da Catania a Milano, dalla Toscana al Veneto, abbiamo visto centinaia di persone arrivare a quell’incontro col cuore in gola.
E sai una cosa? Non è un esame. È l’inizio di una conversazione che durerà mesi. Ti raccontiamo come va davvero.
Chi incontrerai
Davanti a te ci saranno due figure principali:
- L’assistente sociale del Comune o del Consorzio territoriale, che coordina la procedura.
- Lo psicologo dei servizi (o uno psicoterapeuta consulente), che cura la parte di valutazione clinica e relazionale.
In alcuni territori, Lombardia, Emilia, Veneto, è frequente trovare anche équipe affido specialistiche, gruppi di operatori dedicati solo a questo. Altrove, soprattutto nei comuni piccoli, c’è un solo referente.
In ogni caso ricorda una cosa. Queste persone vogliono quello che vuoi tu: il bene di un bambino.
Quanti colloqui sono, e quanto durano
In media:
- 3-5 incontri, distribuiti su 2-3 mesi
- Durata di ciascuno: 60-90 minuti
- A volte da soli (uno dei due adulti), a volte di coppia, a volte con tutta la famiglia (figli compresi se sono in casa)
- Almeno un colloquio si svolge a casa tua: una visita domiciliare
Ogni incontro guarda una cosa diversa. Vediamoli uno per uno.
Cosa ti chiedono, colloquio per colloquio
Primo incontro: la storia e le motivazioni
Vogliono capire chi sei. Domande tipiche:
- Come è nata in te l’idea dell’affido? Quanto tempo fa?
- Com’è stata la tua infanzia? Che rapporto hai con i tuoi genitori?
- Qual è il tuo lavoro, i tuoi tempi, i tuoi spazi quotidiani?
- Hai parlato di questa decisione con il partner? Con i figli? Con i tuoi genitori?
Non c’è una risposta giusta. Quello che ascoltano è la coerenza tra ciò che dici e ciò che sei. Non recitare la parte del candidato perfetto: si vede subito.
Secondo incontro: famiglia, coppia, rete
Qui si entra nella vita di tutti i giorni:
- Come vi siete conosciuti tu e il partner? Come gestite i conflitti?
- Chi cucina, chi accompagna a scuola, chi tiene la casa?
- Su chi puoi contare in caso di emergenza? (Nonni, amici, vicini)
- Come sono i tuoi figli? Cosa pensano dell’idea dell’affido?
Qui spesso si aprono piccole crisi sane: scopri che su qualcosa, in coppia, non avete ancora parlato davvero. È normale. Anzi, è uno dei doni nascosti di questi mesi.
Terzo incontro: il bambino immaginato
Si parla del bambino che potresti accogliere:
- A che età lo immagini? Maschio, femmina, indifferente?
- Te la sentiresti di accogliere un bambino con disabilità? Un fratello con la sorella?
- Cosa non te la senti di accogliere? (Domanda chiave: rispondere “tutto” non è una risposta credibile)
- Cosa pensi della famiglia d’origine? Come immagini i rapporti con loro?
Quest’ultima è la domanda decisiva. Una famiglia che pensa di “sostituire” i genitori biologici non è pronta. Una famiglia che pensa di camminare accanto a loro, anche nei giorni difficili, lo è.
Quarto incontro: visita domiciliare
L’assistente sociale entra in casa tua. Non guarda i mobili. Guarda altro:
- C’è uno spazio fisico per un bambino in più? (Non serve una stanza singola, un letto in più sì)
- La casa è sicura? (Niente di estremo: balconi, prodotti chimici, animali aggressivi)
- L’atmosfera generale: come state in casa, voi, in un momento normale
È il momento per respirare. Spesso basta un caffè a far cadere ogni formalità.
Quinto incontro: restituzione e prospettive
L’ultimo colloquio è una sintesi. Ti raccontano cosa hanno visto, dove ti sentono forte, dove ti vedono ancora in costruzione. Si pianifica il corso di formazione e si pongono le basi per la relazione di idoneità.
Sportello d’Ascolto “Spazio Famiglia Nuovi Legami”: Se hai un colloquio in arrivo e vuoi prepararti, parliamone. Lo Sportello di Viagrande (CT) offre consulenza gratuita anche a distanza. 380 215 1030 | spaziofamiglia@metacometa.it. Accompagniamo famiglie in tutta Italia.
Come prepararsi davvero (non come pensi)
Lascia perdere le frasi imparate a memoria e le risposte pronte. Ecco cosa conta davvero.
1. Parla in famiglia, prima
Le crepe del colloquio nascono quando in casa non si è ancora parlato abbastanza. Prima di entrare in quella stanza, prenditi due o tre sere col partner. Senza interruzioni, senza televisione. Cosa ci spaventa? Cosa ci accende? Cosa possiamo cedere e cosa no?
2. Ripercorri la tua storia
Ti chiederanno della tua infanzia. Non per giudicarti: per capire da quale casa vieni e quali modelli porti dentro. Vale la pena fermarsi a pensarci. Cosa funzionava, nella tua famiglia d’origine? Cosa avresti cambiato?
3. Sii pronto a dire “non lo so”
È la frase più rassicurante che puoi dire. “Non so come reagirei” vale mille volte più di “sicuramente saprei gestirlo”. Conoscere i propri limiti è il primo segno di una famiglia pronta.
4. Porta delle domande tue
Il colloquio non è a senso unico. Tu puoi, anzi dovresti, chiedere:
- Come funziona l’abbinamento nel nostro territorio?
- Che tipo di sostegno avremo durante l’affido?
- Con quale frequenza incontreremo i servizi una volta iniziato?
- Cosa succede se il bambino sta male a casa nostra?
Chi fa domande mostra di prendere sul serio questa scelta.
Gli errori più comuni (e come evitarli)
Errore 1: recitare il candidato perfetto
Gli operatori hanno ascoltato centinaia di famiglie. Riconoscono in tre minuti la recita dalla verità. Sii imperfetto, sii reale.
Errore 2: nascondere conflitti familiari
Se in coppia non siete del tutto d’accordo, ditelo. Meglio rallentare e parlarne che partire storti. È il primo motivo per cui un affido si interrompe troppo presto.
Errore 3: idealizzare il bambino
Frasi come “voglio dare amore a un bambino che ha sofferto” raccontano una visione romantica e a senso unico. Un bambino in affido non è grato per definizione: a volte è arrabbiato, a volte ti respinge, a volte è in conflitto. L’amore si offre senza chiedere riconoscimento.
Errore 4: sminuire la famiglia d’origine
Frasi come “almeno con noi starà meglio” sono rosse come un semaforo. La famiglia d’origine resta la famiglia del bambino. L’affidatario è un alleato, non un sostituto.
Errore 5: volere “qualsiasi bambino”
Sembra generoso. In realtà serve a poco. Conoscere i propri limiti, età, situazioni cliniche, durata sostenibile, aiuta i servizi a trovare l’abbinamento giusto. Un’apertura totale spesso vuol dire “non ci ho pensato abbastanza”.
Cosa succede dopo
Finiti i colloqui, l’équipe scrive una valutazione: non è una bocciatura o una promozione. È un documento che racconta la tua famiglia, le risorse, le aree di attenzione. Da lì si passa al corso di formazione, e poi alla banca dati delle famiglie disponibili.
In alcuni territori la relazione viene poi inviata al Tribunale per i Minorenni per il riconoscimento dell’idoneità formale; in altri il Servizio sociale gestisce tutto in autonomia.
L’atteggiamento giusto, in una frase
Va’ a quell’incontro come andresti da qualcuno di cui ti fidi, che ti vuole conoscere davvero. Non come a un esame, non come a un colloquio di lavoro. Non cercano famiglie perfette. Cercano famiglie consapevoli, presenti, disposte a crescere insieme.
E se all’inizio ti tremano le mani: dillo. È normale. È umano. Ed è già un segno che ci tieni.
Prepararti meglio per il colloquio
Scarica la Guida Affido PDF: Capitolo dedicato ai colloqui: domande tipiche, simulazione di incontro, errori da evitare.
Richiedi la Checklist requisiti idoneità: Un documento di una pagina con tutti i criteri valutati dall’équipe, per arrivare al colloquio con consapevolezza.
Chiama lo Sportello “Spazio Famiglia Nuovi Legami”: 380 215 1030 | spaziofamiglia@metacometa.it | Viagrande (CT). Consulenza gratuita pre-colloquio in tutta Italia.
Guida gratuita
Vuoi capirci di più, con calma?
Ti mandiamo la guida pratica all’affido: cos’è, come funziona, da dove si comincia.
Ricevi la guidaDomande frequenti
Da dove inizio se voglio fare affido?
Dal primo colloquio gratuito e riservato allo Sportello d'Ascolto. Senza impegno: ci racconti le tue domande, ti spieghiamo il percorso e decidi con calma.
Approfondisci: Da dove inizio se voglio fare affido? Il percorso pratico passo dopo passo →La mia casa è piccola: posso accogliere lo stesso?
Non serve una casa grande. Serve uno spazio dignitoso per il bambino e, soprattutto, spazio nelle relazioni e nel tempo che gli dedichi.
Approfondisci: Casa piccola: posso accogliere un bambino in affido familiare? →Chi può diventare famiglia affidataria?
Coppie sposate o conviventi, ma anche persone single. Non servono requisiti economici particolari né una casa grande: contano la disponibilità ad accogliere, una vita stabile e la voglia di fare spazio a un bambino. Ti accompagniamo noi, passo dopo passo.
Chi decide cosa succede al bambino in affido?
I Servizi Sociali e, quando necessario, il Tribunale per i Minorenni. La famiglia affidataria non decide da sola e non è mai sola: c'è sempre un'équipe che accompagna.
Approfondisci: Chi decide cosa succede al bambino in affido? →E se l'affido va male o non ce la facciamo?
Non sei mai solo. Prima dell'affido c'è una formazione, durante c'è un'équipe che ti segue e lo Sportello d'Ascolto è sempre a disposizione. Se qualcosa non funziona, lo affrontiamo insieme: nessuno ti lascia con il peso addosso.


